Storia della Psicologia in Italia: 1870-1900, le origini

psicologia ardigòIn tutti i maggiori paesi occidentali, studiosi e scienziati di varie discipline sono coinvolti in un lungo dibattito per stabilire se la psicologia possa essere ritenuta una vera scienza, in Italia però, anche per la presenza di poche personalità di spicco, tale dibattito risulta povero di spunti davvero originali; d’altronde il nostro paese, all’ indomani immediato dell’unità politica, si presenta ancora come un coagulo di realtà sociali e culturali divise e isolate nel loro provincialismo. Una situazione che, unita all’assenza di un coordinamento nazionale delle strutture e delle risorse finanziarie e intellettuali presenti sul territorio, limita non poco le possibilità di confronto e cooperazione; la circolazione e lo scambio delle informazioni nel mondo scientifico.

In questo periodo storico le redini del potere economico e politico sono, per lo più, nelle mani di una borghesia moderata centro settentrionale nel cui animo convivono, non senza contraddizione, una visione ancora fortemente spiritualista e religiosa ed una forte propensione e fiducia verso i principi e i valori del positivismo. Questi stessi atteggiamenti di fondo si traducono, nel mondo accademico, in una contrapposizione spesso troppo rigida e conflittuale tra positivisti e neoidealisti; tra i fautori di una psicologia scientifica e filosofica. Benedetto Croce e Giovanni Gentile[1], ad esempio, rappresentanti di punta della corrente di pensiero idealista, criticheranno aspramente la psicologia scientifica; ritenendola priva di valore euristico e gnoseologico in quanto dedita allo studio di un individuo “isolato”, “ritagliato”, “chiuso in sé”, ridotto a “pseudoconcetto”.

E’, dunque, in un clima di scontro e di arroccamento su posizioni ideologiche opposte che in Italia, a partire dalla seconda meta dell’ottocento, si consolida una psicologia di matrice positivo evoluzionista grazie, soprattutto, all’impegno e alla passione intellettuale di due pionieri quali furono Roberto Ardigò e Giuseppe Sergi[2]: il primo interessandosi alla possibilità di applicare alle scienze umane i risultati della ricerca biologica darwiniana scrive nel 1870 “La psicologia come scienza positiva” (da molti storici ritenuto l’atto di nascita della psicologia sperimentale in Italia); il secondo, assertore di una concezione dell’evento psichico quale epifenomeno dell’attività biologica fonda, nel 1876, l’Istituto di Antropologia e Psicologia dell’Università di Roma.

Di rilievo in questo periodo sono anche i lavori di Gabriele Buccola, tra i primi ad utilizzare il metodo di studio basato sui tempi di reazione e autore di un’opera: La legge del tempo nei fenomeni del pensiero” che costituisce il più importante contributo italiano di psicologia sperimentale nell’Ottocento.

In generale, la propensione positivistica ad indagare con metodo scientifico il fenomeno psichico, fino ad allora invece “soggetto” metafisico e “oggetto” di speculazione filosofica, trova un valido ancoraggio teorico nella teoria evoluzionista[3]: considerare l’attività psichica il punto d’arrivo, il culmine di un processo evolutivo che accomuna uomini e animali non solo per l’aspetto fisico ma anche per quello psicologico, consente di ridefinire il problema della mente in termini naturalistici, in modo che possa essere studiato attraverso i metodi delle scienze empiriche

buccola psicologia

 

NOTE: [1] (Dalle parole ai fatti Gentile, nel ruolo di ministro dell’istruzione, firmerà nel 1923 una riforma scolastica che porterà ad un ridimensionamento della trasmissione del sapere psicologico, nella scuola).

[2] Iniziata la sua attività come professore di filosofia nei Licei nel 1880, approdò all’Ateneo bolognese con un insegnamento di antropologia presso la Facoltà di Lettere. Negli anni seguenti, grazie all’attività del suo Laboratorio di antropologia e psicologia sperimentale presso l’Ateneo romano dove si era trasferito, sviluppò un programma di ricerche scientifiche nell’ambito della psicologia e dell’antropologia. Nel 1893 fondò la Società romana di antropologia. Noto anche all’estero per i suoi contributi nelle scienze dell’uomo, riuscirà a portare il III Congresso internazionale di psicologia a Roma, nel 1905, sotto la sua presidenza.

[3] In seguito, principi e concetti estrapolati dalla teoria biologica dell’evoluzione furono generalizzati a molti aspetti della realtà. Il darwinismo sociale, ad esempio, concepì una società governata dalla “lotta per l’esistenza” e la sopravvivenza del più adatto, tale visione del mondo accrebbe l’interesse verso lo studio di metodi e strumenti utili a descrivere e valutare le caratteristiche psicologiche in relazione alla loro funzione sociale favorendo, di fatto, lo sviluppo di specializzazioni come la psicologia delle differenze individuali e la psicologia applicata.

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