Dissociazione e Trance dissociativa da Playstation

dissociazioneAlcuni autori rilevano un parallelismo tra le concezioni di Freud e Janet sull’attività mentale e rispettivamente prima e seconda legge della termodinamica (Semerari 1995). Secondo Freud, quando l’energia mentale destinata a un ricordo, difensivamente represso, viene allontanata dal sistema conscio non può essere scaricata e deve essere trasformata in una parte inconscia di lavoro mentale, per esempio, trasformata in un sintomo di conversione o in un sogno, da qui, la analogia con la prima legge della termodinamica, che afferma la conservazione e trasformazione dell’energia.

Per Janet, invece, il processo mentale di elaborazione dell’informazione realizza una condizione di entropia negativa, una tendenza a creare ordine e significato nel contesto entropico generato da flussi di informazione molteplici e caotici che continuamente colpiscono gli organi sensoriali. Il fallimento di questo lavoro mentale conscio di formazione di significato, di estrazione di ordine e unità lascia qualsiasi tipo di informazione che sfugga alla sintesi personale (come l’informazione traumatica) nello stato disordinato dell’elaborazione subconscia. Alla luce di questa teorizzazione, conscio ed inconscio rappresentano un continuum che opera in un’incessante integrazione. Questo modello al momento sembra poter spiegare numerosi punti oscuri della psichiatria e della filosofia della mente, uno di questi è proprio il fenomeno della dissociazione della coscienza.

Le teorie psicoanalitiche del Sé hanno introdotto i concetti di “Splitting verticale” e “Splitting orizzontale” per delineare ulteriormente le differenze tra dissociazione e rimozione, mentre le ricerche sull’attaccamento hanno contribuito a fornire un modello etiopatogenetico dei disturbi dissociativi. Mary Ainsworth (1995) ha individuato, tra gli altri, un particolare pattern d’attaccamento del bambino che può manifestarsi già dopo i primi mesi di vita, definito “disorientato-disorganizzato” per cui il comportamento di ricerca del contatto con la figura di accudimento appare, parzialmente, inibita dalla simultanea attivazione di tendenze evitanti.  E’ stato appurato che la maggior parte dei bambini con questo tipo di attaccamento ha dei genitori che non hanno ancora elaborato un lutto recente e, per tale motivo, esprimono in modo ambivalente il loro affetto mostrandosi essi stessi spaventati-evitanti. Secondo Liotti (1991) è possibile, in questi casi, che il bambino sviluppi un disturbo dissociativo in età adulta in quanto, nel rapportarsi con comportamenti affettivamente incoerenti e nel subire una relazione contraddistinta da imprevedibilità e confusione, essi introiettano modelli rappresentativi di sè e di sè con l’altro intrinsecamente contradditori e incompatibili e, dunque, scarsamente integrabili in una coscienza autoriflessiva.

La  caratteristica essenziale dei disturbi dissociativi è la sconnessione delle funzioni, solitamente integrate, della coscienza, della memoria, della identità o della percezione dell’ambiente, Le alterazioni possono essere improvvise o graduali, transitorie o croniche. Per “dissociazione”, quindi, si intende la separazione di una parte o di un gruppo di processi mentali dal resto della coscienza, con la conseguenza che questa parte sentirà e si comporterà come un’identità mentale indipendente dalla personalità globale che, a quel punto, risulterà incapace di esercitare alcun controllo sulla porzione scissa (Caretti et al 2000 ).

Lo psichiatra Caretti descrive una particolare forma di disturbo dissociativo definito disturbo da Trance Dissociativa la cui manifestazione essenziale consisterebbe in uno stato involontario di trance che non è previsto dalla cultura della persona come parte normale di una pratica culturale o religiosa e che causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione funzionale. Con il concetto di “trance” si vuole descrivere un’alterazione dello stato di coscienza simile al sonno, ma con caratteristiche elettroencefaliche non dissimili da quelle dello stato di veglia. Durante lo stato di trance l’individuo perde consapevolezza e contatto con la realtà fino al ritorno alla condizione normale accompagnata da amnesia. Lo stato di trance può riscontrarsi nella suggestione ipnotica, nella sintomatologia dell’isteria, in alcune forme di epilessia o in stati di eccitazione che possono investire interi gruppi impegnati in rituali mistico religiosi. Per gli antropologi lo stato di trance è anche un’esperienza di passaggio e di trasformazione come indica l’etimologia latina “transitus”, esperienza scandita da una fase di crisi, trascendimento e ripresa di sé a cui corrispondono motivi e significati diversi, a seconda del contesto culturale, ma tutti volti a determinare il passaggio da uno stato di disordine individuale o collettivo a uno stato di ordine dove nel disordine emergono la malattia fisica e lo stato di squilibrio psichico e nell’ordine la guarigione e la creazione di un nuovo equilibrio.

Caretti con il termine “trance dissociativa da videoterminale” fa riferimento a una forma di dissociazione, collegata ad una dipendenza patologica dagli ambienti virtuali, dai videogiochi, dai nuovi strumenti tecnologici e dalle loro molteplici applicazioni che può manifestarsi attraverso un’alterazione temporanea marcata dello stato di coscienza. Un’effetto di tale alterazione potrebbe essere la perdita del senso abituale dell’identità personale e la sua sostituzione con un’identità alternativa. Dal punto di vista psicodinamico in questa sindrome si intrecciano tre dimensioni potenzialmente psicopatologiche: la dipendenza, la regressione, la dissociazione.

– La dipendenza implica un ipercoinvolgimento di tipo ritualistico con il computer e le sue applicazioni; una relazione di tipo ossessivo-compulsivo;•una tendenza a “sognare ad occhi aperti” come modalità esperenziale prevalente sull’azione nei rapporti reali;debolezza dell’Io; tendenze fobiche nei confronti della vita sociale.

– La regressione comporta: una tendenza a relazioni immaginarie che compensano le scarse relazioni oggettuali; •ritiro autistico; fantasia autistica come modalità difensiva dell’Io.

– La dissociazione si caratterizza per: labilità nei confronti dell’Io; dispersione del Sé; depersonalizzazione, cioè distacco ed estraneamento da se stessi fino alla perdita del contatto vitale con la realtà.

 

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BIBLIOGRAFIA

Ainsworth M. (1995) Effetto sull’attaccamento bambino-madre del lutto irrisolto della madre per una figura di attaccamento, o di un’altra esperienza traumatica. In L’attaccamento nel ciclo di vita. Il Pensiero Scientifico, Roma

Caretti V. (2000), Psicodinamica della trance dissociativa da videoterminale. In: Cantelmi T. Del Miglio C. Talli M. D’Andrea A. La mente in Internet. Psicopatologia delle condotte on-line. Piccin, Padova

Caretti V. La Barbera D. (2001) Psicopatologia delle Realtà Virtuali.: Masson Milano

Liotti G. Intreccialagli B. Cecere F. (1991) Esperienza di lutto nella madre e predisposizione ai disturbi dissociativi della prole: Uno studio caso-controllo in Rivista di Psichiatria n 26

Semerari A. (1995). “Il modello clinico negli ‘Studi sull’isteria’. Psicoterapia, 1(3), 37-55

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