Entrare fuori, uscire dentro: la Gestalt e il teatro-danza di Pina Baush

pina baush gestaltLe opere di teatro-danza più mature di Pina Bausch, approfondiscono  la visione intima della coreografa e dei suoi danzatori, che sono chiamati direttamente ad esprimere le proprie personali interpretazioni dei sentimenti. Questo avviene in una modalità che possiamo definire profondamente gestaltica laddove i protagonisti si fanno corpo e musica; dunque non fanno musica, non leggono uno spartito, non eseguono pedissequamente, ma diventano essi stessi corpo e musica nel senso che nell’hic e nunc creativo; in uno stato di coscienza, appunto, di integrazione dove non c’è distinzione tra essere e rappresentare, tra significante e significato, tra ciò che si fa e ciò che si è: Il corpo è musica, e la musica si fa corpo; il gesto musicale è un gesto di contatto profondo con la propria essenza e nello stesso tempo richiede ascolto, sintonia con l’altro che è esterno;  richiede consapevolezza e integrazione di ciò che è dentro e ciò che è fuori di noi, in un gioco di equilibri fragili, come nell’atto della creazione musicale dove la nota successiva esiste e non esiste nello stesso tempo, ossia non è ancora stata creata ma è parte di una struttura invisibile che si autodetermina in modo circolare e epigenetico.

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E’ evidente che nel processo di farsi corpo e musica si intersecano una serie di piani di coscienza e il suono, il gesto, prodotto diventano musica in quanto sintesi “estetica”; espressione di una serie di consapevolezze riguardanti quello che provo, quello che provano gli altri, l’”atmosfera”, il clima emotivo; la coscienza di ciò che accade, di come l’espressione di un determinato gesto o suono, si armonizza con i gesti e suoni degli altri attuanti; di come i(n)spiro e mi faccio i(n)spirare da chi è in scena in quel momento, dalla scena stessa, dalla coreografia, dalle luci, dalle voci, dai volti, dalle reazioni del pubblico.
Tutti dunque concorrono in itinere nel qui e ora della performance alla creazione artistica, lo fanno attraverso un processo circolare, accordando continuamente il proprio sentire e fare, a quello altrui, in un moto di oscillazione continua tra entrare fuori e uscire dentro.

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