Lo sguardo della gorgone: l’impatto delle nuove ICT sulla psicoterapia

2EF2F1F15FSappiamo ormai che la rivoluzione tecnico-digitale riguarda, come i psicotecnologi sostengono da tempo, non solo la società, le abitudini, il comportamento ma anche la mente e addirittura il cervello in un rapporto tra cultura e pensiero che non può che essere circolare e interattivo.

In quest’ottica è inevitabile, poichè tale rivoluzione investe anche la psicoanalisi, una riflessione critica e autocritica sulla perturbazione che i nuovi modelli cognitivi ed affettivo emotivi promossi dall’interattività digitale producono su tutti i piani del sapere psicoanalitico e psicoterapeutico in genere, a partire cioè dagli aspetti più pratici fino agli aspetti più tecnico-teorici concernenti la riflessione sul setting e sul metodo.
La sensazione è che l’apertura a questa riflessione sia ostacolata da una sorta di terrore sacro, d’istinto di conservazione, che attiva meccanismi difensivi e resistenze non insoliti allorquando la psicoanalisi è stata chiamata ad un “mutatis mutandi” dal confronto con nuovi modelli comportamentali e relazionali emergenti nel contesto socio-culturale. Così, anche ora, una sorta di rimozione delle “pulsioni critiche” pare verificarsi ogni qualvolta la riflessione sulle mutazioni psicotecnologiche investe il Sè psicoanalitico del terapeuta, la sua identificazione in un metodo, una gestualità, un ruolo, un rito.
In tal senso appare indiziante e sintomatico di uno spostamento reattivo, il proliferare selettivo di ricerche e studi esclusivamente sulle psicopatologie tecno-derivate (internet, smartphone, videogioco-dipendenza ecc) o sulle psicoterapie on-line; quasi come se il volto della rivoluzione neo-tecnologica possedesse il potere “gorgonico” di pietrificare la ricerca, inducendo una sorta di cecità isterica nello sguardo psicoanalitico qualora indugi oltre i suoi tipici territori di infagine. Quest’atteggiamento di evitamento appare, di fatto, sempre più difficile e anacronistico da sostenere. Le nuove tecnologie, infatti, sono ormai non solo dentro la stanza dell’analista sotto forma di computer, smartphone, tablet, email, strumenti che entrambi i soggetti della relazione psicoterapeutica usano per lavorare, per comunicare, per ricordare, per pensare, in breve per vivere; ma, in un certo senso, stanno trasformando la stanza stessa che da luogo chiuso, spazio-temporalmente definito dell’analisi, diventa sempre più anche “non-luogo” ubiquitario e virtuale grazie alla multimedialità e alla reperibilità continua permessa dalle ITC . Quello che vorrei proporre è, pertanto, la ricerca di una visione integrata, che riconosca le potenzialità trasformative, a vari livelli, delle nuove tecnologie della mente sulla pratica, sulla tecnica, e sulla epistemologia psicoterapeutica; auspicando un percorso di allargamento progressivo dello sguardo che dal particolare approdi al globale, dal referenziale all’autoreferenziale, dal lineare al sistemico. Con l’ausilio di una tabella a doppia entrata ho provato a descrivere, schematicamente, le specificità dei possibili apporti “neo-tecnologici” alla clinica psicoterapeutica; in relazione alle combinazioni di differenti ambiti del “sapere” (tecnico-operativo, teorico-epistemico) e del “fare” psicoterapeutico (pratico-organizzativo e simbolico-interpretativo) potenzialmente coinvolti.

ict e psicoterapia tabella

 

 

 

 

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