Lo zen del Cybernauta: psicoanalisi e internet

psicoterapia gestaltNel cyberspazio il processo conoscitivo e’ connesso, caratteristicamente, ad un’atto di scelta “definitoria”3 reso potenzialmente mai definitivo, sempre modificabile e quindi incerto, dalla vigenza di una condizione che il filosofo Zizek4 definisce di “sospensione del master simbolico5“, ne deriva che la “scelta” stessa diventa, in tale contesto, un’atto decisionale arbitrario, originale, meno regolato culturalmente.

Per chiarire questo concetto possiamo citare un’osservazione anedottica dello stesso Zizek: “Il problema di scrivere al computer e’ che cio’ potenzialmente sospende la differenza tra i semplici abbozzi e la “versione finale”: non c’e’ piu’ una versione finale o un testo definitivo, dal momento che ad ogni stadio si puo’ lavorare al testo ad “infinitum”, ogni versione ha lo status di qualcosa di virtuale (condizionato, provvisorio)…Questa incertezza naturalmente da spazio alla richiesta di un nuovo master il cui gesto arbitrario dichiari “finale” una certa versione, causando in tal modo il collasso dell’infinito virtuale entro una realta’ definitiva.” (Zizek 2004 pag 215-216)

La responsabilita’ della scelta (intesa sempre come atto costitutivo del conoscere e dell’esperire) ricade, insomma, tutta sulle nostre spalle per cui, diventando una questione “privata”, rimanendo all’interno di un contesto di definizione personale, essa si pone in un rapporto di determinazione diretta con l’inconscio individuale; in una relazione paragonabile a quella che conduce alla creazione artistica o al sintomo nevrotico-psicotico o, ancora, al simbolismo onirico.
D’altronde, un cyberspazio che consente la presentificazione della “scelta”, la disponibilita’ contemporanea di tutte le alternative, di tutte le identita’, di tutti i potenziali esiti, somiglia a quella dimensione inconscia in cui e’ assente il“principio di non contraddizione logica” che vige, invece, nel pensiero razionale-cosciente.

Il mondo “Virtuale” di internet ci appare, dunque, come una superficie piatta, senza punti ciechi, senza zone d’ombra, omogeneamente illuminata; una dimensione in cui tutto e’ visibile, ogni scelta mostra le sue conseguenze, ogni simbolo e’ saturato, ogni “incipit” portato a compimento; una superficie dove il“significante-padrone”, svelato, perde il suo potere e il suo fascino se-duttivo.

La dinamica del desiderio e dell’immaginazione non puo’ nutrirsi in questa condizione che delle distanze, delle differenze, dello “spazio di assenza,” che si genera attraverso l’apertura e il confronto con il “Grande altro” del mondo esterno reale; tale confronto implica avere una consapevolezza di livello superiore che derivi dal permanere nella coscienza di una doppia visione del proprio esistere ed essere virtuale e reale.
Il pericolo psicopatologico puo’ concretizzarsi quando questa consapevolezza e’ carente; quando vi e’ un’incapacita’ a “giocare”, a denominare il contesto, a concepire il “come se”, il “virgolettato”, in breve a mentalizzare; all’opposto, se si ha una capacita’ di attraversamento consapevole dei registri simbolici, l’esperienza delle “realta’ virtuali” rappresenta un’opportunita’ per guardare noi stessi e il mondo in modo relativistico; diventa, in sintesi, una sorta di educazione “Zen” alla conoscenza.

Possiamo notare, inoltre, che questa capacita’ di considerare livelli multipli di realta’ ed “essere”, in interattivita’ semantica, e’ uno degli scopi e delle capacita’ del lavoro di analisi dello psicoterapeuta pertanto, lo studio del Cyberspazio e del “Setting”, ad esempio, sono connessi in senso tautologico; la “mente” psicoanalitica possiede un’affinita’ elettiva per lo studio della “mente” nel Cyberspazio, dunque, “pensare” la complessita’ del Cyberspazio puo’ aiutare a pensare la psicoanalisi stessa e viceversa.

In termini pratici, va rilevato che lo psicoterapeuta di oggi e ancora di piu’ quello del futuro, si trovera’ a dover gestire uno spazio analitico “fantasmaticamente” sovrappopolato dalle nuove entita’, “id-entita’” e “relazioni” elettroniche che si sostituiscono, aggiungono e interagiscono con quelle tradizionali; senza contare che, contestualmente, deve valutare il cambiamento che i nuovi “oggetti” impongono allo spazio analitico, oltre che al suo stesso spazio mentale.
Sempre piu’ spesso, infatti, lo psicoterapeuta si confronta, ad esempio, con il trauma di pazienti che subiscono la perdita non di un partner reale, in carne e ossa, ma di un partner di cui non si conosce neanche l’aspetto, l’odore, la gestualita’; conosciuto, frequentato e amato-odiato esclusivamente on-line, attraverso una modalita’ relazionale spesso puramente testuale e astratta.

Sembrerebbe che, in questi casi, l’assenza di un significante stabile dell’identita’, costituito dal corpo e dal suo linguaggio non verbale, pur rappresentando, sotto certi aspetti, un limite: in termini di possibilita’ espressive e ampiezza/varieta’ dell’informazione comunicabile; funzioni come un potente incentivo per lo sviluppo di tali relazioni, una sorta di afrodisiaco digitale; non solo in quanto l’assenza del corpo coincide con un’anonimato che permette di realizzare il desiderio magico-infantile di essere invisibile e dunque agire in modo onnipotente il desiderio senza essere costretti a rispondere del proprio comportamento, ma soprattutto perche’, sospendere il “master simbolico”, (rappresentato da una corporeita’ data e non negoziabile) rimandare ad “infinitum”, parafrasando Zizek, il collasso dell’infinito virtuale entro la realta’ definitiva del corpo e dei suoi codici; consente di tenere aperta l’identita’ reciproca ad una continua possibilita’ di ridefinizione e risignificazione proiettiva che realizzi, come e quando si vuole, il desiderio narcisistico di un immagine di se’ e dell'”altro” sempre ideale.

 

 

NOTE E BIBLIOGRAFIA

  1. Paragonabile, “bionianamente”, all’ordinamento di uno stato caotico attorno all’operatore costituito dal “fatto scelto”.
  2. Discusso filosofo sloveno, insegna all’istituto di sociologia dell’Universita’ di Lubiana e in numerose altre in tutto il mondo.
  3. Una rottura del funzionamento dell’ordine simbolico che impedisce la percezione della differenza tra uno stato provvisorio e finale.

 

Bion W. (1962) Apprendere dall’esperienza. Tr. It. Armando Roma 1972

Fonagy L. Target M. (2001) Attaccamento e funzione riflessiva. Raffaello Cortina Editore, Milano

Lacan J. (1974) Scritti Einaudi, Torino

Matte Blanco I. (1975) L’inconscio come sistemi infiniti, saggio sulla bi-logica. Einaudi 1981

Zizek S. (2004) L’epidemia dell’immaginario Meltemi, Roma.

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