Lo specchio di Alice: Realità del Virtuale

psicopatologicoIl processo di significazione del virtuale meno vincolato ad una grammatica biologica e sociale di codifica dell’esperienza, riflette, nel suo compiersi, quella modalità privata e soggettiva di creazione simbolica e attribuzione di senso tipica del pensiero psicotico o onirico. Nel cyberspazio possono emergere i processi primari di pensiero, e non censurato, il “principio del piacere”, la soddisfazione immediata del desiderio non condizionata dai vincoli fisici del mondo reale.

Il passaggio attraverso “lo specchio di Alice” conferisce materialità al nostro inconscio, aprendo le porte ad un universo governato da un minor numero di leggi. Gli stessi concetti di tempo e di spazio come afferma Caronia: “non sono più così “oggettivati” come nella concezione deterministica della scienza, sembrerebbero più influenzati da una dimensione relativistica o quantistica”. (Caronia 2005)
Tutto questo produce, però, un’illusione: sono immerso in una dimensione che mi segnala che posso compiere atti inimmaginabili nel sistema spazio-temporale ordinario e, paradossalmente, questa realtà non mi appartiene del tutto, perchè non sono solo io che invento i miei atti ma anche il computer che mi convoglia lungo un sentiero precostituito nella sua memoria digitale; anche se è proprio percorrendo questo sentiero che, attraverso l’interattività biotecnologica, la mente si delocalizza e si arricchisce di un terzo modello di rappresentazione dell’esperienza: quello della simulazione virtuale, che trascende la biunivocità di una contrapposizione realtà-sogno.

Lo schermo del computer, dello smartphone, dell’ipad, accoglie e performa un tipo di pensiero che non è l’uno o l’altro ma è contemporaneamente simbolico e sensoriale, logico e analogico, secondario e primario. Il virtuale, può essere visto allora non solo, pessimisticamente, in una prospettiva psicopatologica, come medium di un processo involutivo della coscienza teso alla regressiva ricostruzione dell’illusione narcisistica ma, in modo alternativo, come spazio transmediale-sincretico che riassume in sé, integrandole, le diverse dimensioni, i diversi modi di essere e di “fare” della mente in un “nous” distintivo dell’umano-cyborg postmoderno; un universo integrato in cui le stesse contraddizioni fra realtà e immaginazione, vero e falso, normale e patologico, vengono in un certo modo sublimate dentro questo spazio di iper-realtà che ingloba tutto, ivi compreso qualcosa che sembrava essenziale come “il rapporto fra soggetto e oggetto nella dimensione virtuale non c’è più soggetto ne oggetto, ma entrambi in via di principio sono elementi interattivi”. (Baudrillard J. 1999). A riguardo è molto interessante l’analisi della “antropologa del Cyberspazio” Sherry Turkle: “. Ci stiamo spostando verso una cultura della simulazione dove le persone si sentono sempre più a proprio agio nel sostituire le rappresentazioni.

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In ogni caso, si può condividere l’opinione di Thomas Maldonado ricercatore di sistemi architettonici al Politecnico di Milano, che , distingue nettamente tra una versione “forte”: la realtà virtuale di tipo immersivo-inclusivo (i computer con il cyber-corredo), in cui l’osservatore vive interattivamente lo spazio creato dal computer, rispetto ad altri esempi di virtualità in cui non si verifica quell’alto grado di immedesimazione non solo psicologica ma anche fisica con l’alter ego digitale. In un’intervista l’autore del libro “Reale e virtuale”, mette in guardia da vari pericoli: “La finzione ha svolto un grande ruolo nella cultura, ma , fino a qualche tempo fa, era molto chiaro il confine con la realtà. (…) Oggi il confine tende a sfumare (…) se lo strumento ci permette di entrare dentro la storia agendo da protagonisti, allora il distacco e le distinzioni diventano impossibili. C’è di che preoccuparsi e c’è un grande bisogno di riflettere, senza pregiudizi, su queste tecnologie” (Maldonado 1997).

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Bibliografia

Baudrillard J. (1999) intervista: www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/b/baudrillard.htm

Caronia A. (1997) Il corpo virtuale: dal corpo robotizzato al corpo disseminato nelle reti Muzzio Padova Caronia A. (2005) Intervista reperibile sul sito www.pol-it.org

Maldonado T. (1997)Web: se c’è una ragnatela deve esserci un ragno http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/m/maldonad.htm

Maldonado T (2002) intervista al Sabato settimanale del Corriere della Sera 27/6/2002

Turkle S. La vita sullo schermo Milano, Apogeo, 1997

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