Storia della Psicologia in Italia: Luci e ombre (parte 2)

psicologia storia gestaltLe idee di Brentano, anche grazie alla rielaborazione “de sarliana”, hanno un forte impatto sulla scena culturale italiana. L’interesse che suscitano, nell’ambito del dibattito tra psicologi e filosofi sull’epistemologia della conoscenza, si traduce spesso, sul piano pratico della ricerca sperimentale psicologica, in una revisione dei criteri e dei principi metodologici: considerare oggetto d’indagine della psicologia l’evento psichico in sè, così come si presenta alla coscienza nell’immediato implicava, necessariamente, assumere l’introspezione come metodo indispensabile di analisi dei dati sperimentali.
Aliotta [6] , che era stato allievo di De Sarlo, sostiene a riguardo, nel suo interessante lavoro “La misurazione in psicologia sperimentale”, che i fenomeni psichici, essendo prodotti della coscienza, non possono essere soggetti ad una quantificazione realistica; pur tuttavia, a patto che se ne consideri la natura convenzionale e puramente simbolica, forme di misurazione matematiche possono essere utilizzate per facilitare una classificazione qualitativa.
Anche il già menzionato Vittorio Benussi, formatosi all’università austriaca di Graz, è influenzato dalla fenomenologia di Brentano. Come direttore del laboratorio di psicologia di Padova conduce tra il 1919 e il 1927 (anno della sua morte prematura per suicidio) una serie di ricerche sperimentali utilizzando il metodo dell’introspezione, lo scopo di tali ricerche è indagare la relazione tra atteggiamento psichico (desideri, bisogni, stati d’animo) e atto percettivo. Nella stessa prospettiva di ricerca sono da considerare i i suoi studi sulla percezione soggettiva del tempo, che diventarono un punto di riferimento per quanti si occuparono, in seguito, dell’argomento (primo fra tutti Enzo Bonaventura[7] ). Lo psicologo triestino si occupa anche di fenomeni ipnosuggestivi e, negli ultimi anni della sua vita, in modo originale della psicoanalisi, cercando riscontri sperimentali alla teoria.
Allievo di Benussi fu Cesare Musatti che ne conserva e sviluppa la doppia anima di scienziato e di clinico continuando l’attività di ricerca sui fenomeni percettivi, in ambito gestaltista, e diventando uno dei padri della psicoanalisi italiana.
In questi anni, insieme alla fenomenologia di Brentano, si ritaglia un ruolo importante, nella storia della psicologia italiana, il pragmatismo americano di Pearce e James che inizia ad essere conosciuto, nei circoli culturali dell’epoca, grazie all’opera di divulgazione di un gruppo di intellettuali, legato alla rivista di psicologia, molto eterogeneo per formazione culturale. Proprio in quest’eterogeneità, probabilmente, si può ravvisare il motivo per cui ognuno di loro finisce con l’elaborare una personale visione del pragmatismo.
Giovanni Papini, ad esempio, predica un pragmatismo ingenuo, superficiale, intriso di elementi magici, volto a rimarcare la centralità dell’agire dell’uomo nel mondo; Giovanni Vailati, invece, che è un matematico, approfondisce la lezione metodologica di Pearce traendone ispirazione per la stesura di una serie di saggi e articoli (molti dei quali pubblicati dalla “Rivista di psicologia”) incentrati sulla possibilità di applicare una soluzione pragmatista alla questione gnoseologica riguardante la psicologia; una questione che Vailati considera non risolvibile nell’ambito della sterile contesa tra materialismo-positivista e spiritualismo-idealista.
Il progetto di una via pragmatista alla conoscenza in psicologia è condiviso da Giulio Cesare Ferrari che tuttavia non fornisce, sull’argomento, un contributo teoretico dello stesso valore, in compenso, dopo aver impiantato un importante Laboratorio di Psicologia a Reggio Emilia, si dedica assiduamente alla divulgazione del pensiero “jamesiano”, evidenziandone le potenzialità applicative in psicologia. Instancabile organizzatore di seminari e convegni, traduce in italiano l’opera fondamentale di James “The principles of psychology” e, nelle vesti di direttore, dà alla “Rivista di psicologia”, almeno nei primi anni, un taglio editoriale spiccatamente pragmatista. Sempre a Ferrari va riconosciuto il merito di aver promosso la concezione funzionalista della teoria di James in alternativa a quella strutturalista “wundtiana”, peculiare della scuola psicologica torinese di cui Kiesow è stato massimo rappresentante. Con la morte precoce di Vailati gli studi epistemologici vengono abbandonati, tra gli psicologi prevale una versione ingenua del pragmatismo finalizzato alla risoluzione pratica dei problemi della vita di tutti i giorni.
In generale, questi primi due decenni del 900 rappresentano per la psicologia italiana un periodo molto complesso e confuso con una molteplicità di orientamenti, correnti, indirizzi di ricerca che si sovrappongono e intersecano mostrando una vitalità superficiale ed estemporanea più frutto dell’interessamento e dell’iniziativa di singoli cultori e studiosi della materia che di gruppi e movimenti organizzati

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